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LA STORIA
L’edificio che ospita la Caserma dei Carabinieri, di proprietà di un privato che riceve un canone concordato con il Ministero degli Interni, è diventato, con gli anni, inadeguato agli attuali standard richiesti dalla sua funzione. A fine 2013, la precedente Amministrazione concordò con il proprietario un progetto che prevedeva la ristrutturazione dell’edificio, con costi a carico del proprietario privato, a fronte dell’adeguamento del canone di locazione a carico della Prefettura. Il progetto era a costo zero per il Comune, che non impegnava risorse proprie per assicurare il funzionamento di un servizio, quello della sicurezza, che è e deve rimanere prerogativa dello Stato, sia dal punto di vista organizzativo, sia da quello della spesa. L’accordo, inoltre, non prevedeva scadenze, perlomeno finchè susistesse il reciproco interesse fra il proprietario e la Prefettura. Purtroppo la “spending review” e le politiche dei “tagli lineari” imposte dal governo Letta resero insostenibili dal punto di vista finanziario questo tipo di accordi, esigendo dai proprietari forti riduzioni dei canoni d’affitto già in essere, arrivando infine alla rottura dell’accordo e all’avviso di sfratto nei confronti dei Carabinieri di Nonantola da parte del proprietario.

LA SITUAZIONE ATTUALE
Nelle scorse settimane è stato approvato un nuovo accordo tra il Comune e il proprietario dell’immobile il quale, a fronte di alcuni adeguamenti edilizi sull stabile, acquisisce giustamente la certezza del canone d’affitto, ma anche una concessione edilizia per ampliare l’edificio in deroga ai vincoli derivanti dal confine con il Parco della Pace e, condizione assolutamente nuova, la certezza di riavere lo stabile libero dai Carabinieri nel 2023. L’accordo sblocca temporaneamente una situazione di stallo offrendo vantaggi urbanistici permanenti al privato, ma lascia del tutto aperto e irrisolto il problema della collocazione della futura Caserma.

CHE FARE?
Noi crediamo che la nostra comunità abbia bisogno di certezze di lungo periodo in tema di sicurezza che solo una collocazione della Caserma garantita e stabile nel tempo può dare. Pertanto, a partire da quanto affermato dal Prefetto di Modena in un’assemblea pubblica a Nonantola nel 2014 “una Caserma dei Carabinieri a Nonantola c’è sempre stata e sempre ci sarà”, pensiamo che si debba riprendere da subito un percorso che rimetta attorno a un tavolo Comune e Prefettura, per trovare una soluzione definitiva nella quale ciascuno degli attori pubblici (Comune e Stato) fa ciò che gli compete e si fa carico dei costi conseguenti. Ribadiamo che per Liberi e Uguali di Nonantola i costi di eventuali ristrutturazioni o trasferimenti della Caserma devono rimanere a carico dello Stato e non gravare sulle già ridotte risorse comunali.

Dopo la pausa estiva, la ripresa della discussione politica porta in scena autocandidature di sindaci per il governo dei nostri comuni nella prossima legislatura. Con un’intervista apparsa sui giornali l’attuale Sindaca di Nonantola si candida formalmente alla guida del nostro Comune per i prossimi cinque anni, chiedendo sostegno alle forze politiche che potrebbero appoggiarla.

Il Circolo Liberi e Uguali di Nonantola, parte della coalizione di centrosinistra che sostiene l’attuale Amministrazione comunale, ricorda che fra le forze di maggioranza è in atto un’ampia discussione che riguarda:

  1. il quadro politico generale che dopo il 4 marzo scorso è fortemente segnato dai risultati negativi per la sinistra;
  2. il giudizio sulla legislatura che si va concludendo a Nonantola;
  3. le ipotesi politiche e programmatiche per la prossima legislatura.

Con grande serenità e senza spirito polemico ritiene pertanto sbagliato un approccio personalistico alle questioni sopra esposte. Così come rigetta l’idea che possano esserci “portatori d’acqua” o “liste civetta” da affiancare a un “partito guida” di lontana memoria. Ritiene sbagliati quei progetti che non prendano avvio dai contenuti, cioè dalle cose fatte, quelle non fatte e quelle da fare, da un progetto per Nonantola, da quale Nonantola vogliamo e dal confronto e dalla discussione con i cittadini attraverso processi partecipati.

Liberi e Uguali di Nonantola valuta indispensabile una discussione aperta, larga, con e oltre i partiti su tutto: persone e contenuti. Per questo noi lavoriamo, convinti della necessità di un cambio di passo e dell’esigenza di una progettualità forte per il nostro territorio.

Apprendiamo con favore e interesse dalla stampa locale che il Comune di Nonantola interverrà efficacemente sulla raccolta rifiuti in Centro Storico, eliminando i bidoni carrellati per l'umido, che alimentano abbandoni e conferimenti errati e portano "sporcizia e scarso decoro". Altrettanto, si interverrà sul resto del territorio comunale, continuando a riposizionare i cassonetti marroni in maniera da renderli meno visibili e accessibili e, quindi, più controllabili. È un'operazione che era stata annunciata da tempo, come da tempo era stato annunciato l'avvio del sistema di pagamento TARI a tariffa “a corrispettivo” o “puntuale”, ma, per molte ragioni legate anche al nostro Gestore Geovest, ancora lontano dalla sua realizzazione.

Poiché il tema dei rifiuti (dalla sua produzione al suo smaltimento) - strategico per ogni politica di sostenibilità ambientale e di riconversione ecologica - ha sempre caratterizzato in senso distintivo il nostro Comune, il gruppo consigliare Articolo 1 – MDP e Sinistra Italiana presenterà nei prossimi giorni una proposta di deliberazione del Consiglio Comunale con l'intento di richiamare l'attenzione sul tema e, soprattutto di rilanciare l'azione pubblica con interventi strutturali, quali la rimozione di tutti i cassonetti, l'avvio della tariffazione puntuale (come da programma elettorale), una forte azione di informazione e sensibilizzazione che coinvolga i cittadini, il potenziamento dell'attività di pulizia delle strade e cura del verde.

Domenica scorsa è stata riaperta la Torre dell’Orologio a Nonantola, chiusa dal maggio 2012 a causa del terremoto e dei successivi lavori di ricostruzione e consolidamento. Riteniamo positivo questo passaggio, ma si apre ora il tema di come sarà utilizzata. Nell’incontro pubblico del luglio 2017 l’Amministrazione propose l’apertura di un percorso pubblico per definirne l’utilizzo più consono alla sua storia e alla sua collocazione nel centro del paese e nel bilancio comunale 2018 è stato previsto un “percorso partecipato” aperto alla cittadinanza. Liberi e Uguali di Nonantola chiede che questo percorso sia avviato al più presto.

Si parla di una Sala Civica per lo spazio situato a pianoterra, ma che ne sarà degli spazi ai piani superiori che venivano utilizzati per i corsi di musica prima del terremoto? Occorre tenere presente che a seguito del parere negativo della Sovrintendenza, è stata esclusa la possibilità di costruire un ascensore interno che ne avrebbe consentito l’accesso a tutti e, quindi, una più estesa fruibilità. Lanciamo qualche idea: in coerenza con la funzione culturale precedente, proponiamo di adibire la Torre a spazi aperti alla creatività artistica in generale, istituendo officine di scultura/pittura/arti visive capaci di sviluppare progettualità e offerta formativa rivolta alle scuole e al territorio in senso lato. In campo culturale a Nonantola – o forse è meglio fare riferimento al bacino più ampio dell’Unione del Sorbara, visto l’unicum rappresentato dalla Torre – abbiamo esperienze e ricchezze che potrebbero trovare una collocazione visibile e un accesso facilitato. Liberi e Uguali propone che, insieme ai cittadini, l’Amministrazione lavori per trovare l’utilizzo più condiviso possibile di una torre medioevale che, dopo il terremoto, rimane una delle poche presenti nel territorio modenese.

Mentre a Roma si fa scempio legalizzato di villini Liberty di inizio secolo per fare spazio a "volumi più moderni", in via Provinciale Est a Nonantola un edificio di inizio '900 è stato abbattuto, per far posto a cosa ancora non si sa. Un abbattimento certo legittimo poiché, essendo decaduta l'adozione della variante urbanistica assunta dal Consiglio Comunale di Nonantola nel 2010, è venuta meno la disposizione che lo tutelava come "Bene Culturale Minore".

Ecco cosa è accaduto: nell'ottobre 2010 la precedente Amministrazione iniziava un importante lavoro di identifi-cazione di quegli edifici che, sebbene privi di quegli elementi di pregio che ne richiedessero il vincolo da parte della Sovrintendenza, erano ritenuti significativi per la storia della comunità nonantolana. Per tutelarli come esempi di cultura urbanistica della bellezza e dell’equilibrio fra architettura, edilizia e benessere civico, il Consiglio Comunale decise all’unanimità di tutelare questi edifici (una trentina in tutto), identificandoli come “Beni Culturali Minori”. La tutela consentiva la ristrutturazione edilizia e la variazione d’uso, purché venisse assicurato il mantenimento delle caratteristiche tipologiche e storico-testimoniali degli edifici. L'idea era quella di impedire la mera sostitu-zione di pezzi del nostro patrimonio storico con indistinte edificazioni, pur consentendo ai legittimi proprietari di valorizzare il proprio patrimonio edilizio. Il periodo di salvaguardia, della durata di cinque anni, era inteso come misura temporanea in vista del suo recepimento definitivo nel nuovo Piano Urbanistico Generale, allora in fase istruttoria. Purtroppo, il terremoto prima e la snervante attesa di una nuova legge urbanistica regionale poi (con risultati deludenti, come abbiamo già avuto modo di dire), hanno portato alla scadenza amministrativa dell’atto adottato nel 2010, con la conseguente decadenza della salvaguardia.

Senza la salvaguardia, l'Amministrazione perde un importante strumento di governo delle trasformazioni urbanisti-che del territorio. Da tempo Liberi e Uguali Nonantola propone il ripristino della salvaguardia sui Beni Culturali Minori e prendiamo atto che ritardi poco comprensibili hanno portato a questo primo inopinato abbattimento, che sembra avvenuto addirittura in assenza di indicazioni progettuali future. Per evitare ulteriori abbattimenti come quello di via Provinciale Est ― che rimane un fatto grave, perché mette in discussione il patto programmatico di perseguire una progettazione urbanistica e una riqualificazione del patrimonio storico e paesaggistico nel segno della valorizzazione, della tutela e della qualità ― riteniamo oggi indispensabile reiterare immediatamente il provvedimento di salvaguar-dia dei Beni Culturali Minori di Nonantola, perché convinti che la pubblica Amministrazione debba dotarsi di stru-menti per scoraggiare le cattive prassi urbanistiche tese unicamente a favorire la rendita fondiaria ed edilizia (con conseguente consumo di suolo) e favorire invece gli interventi di recupero e riuso del comune patrimonio edilizio. È legittimo che il privato tragga beneficio dalla valorizzazione edilizia, ma altrettanto va salvaguardato quel patrimonio urbano e architettonico entrato nella memoria storica e civica della nostra comunità.

Per quanto riguarda l'area dell'abbattimento, che evidentemente sarà oggetto di un'imminente trasformazione urbanistica (risulta infatti difficile immaginare una proprietà che abbatte un edificio senza sapere che fare dopo), riterremo inaccettabile ogni proposta progettuale che si allontani da quei principi che hanno ispirato la salvaguardia dei Beni Culturali Minori, ed in particolare i cambiamenti di destinazione d'uso dell'area. Infine riteniamo indispensabile portare a conclusione in tempi brevi l’approvazione del nuovo piano urbanistico di Nonantola che, fra le altre cose, potrà tutelare definitivamente i Beni Culturali Minori e che dovrà essere redatto con il necessario coinvolgimento dei cittadini.

ISTITUIRE UNA COMMISSIONE INTERCOMUNALE SULLA MOBILITÀ
Negli ultimi decenni il nostro territorio è stato oggetto di un forte incremento demografico con conseguente au-mento del traffico automobilistico, una delle principali cause di inquinamento dell’aria. Tutto ciò all'interno di una Regione riconosciuta tra le più inquinate d'Italia e d’Europa. Il miglioramento della mobilità è quindi strettamente connesso con i nostri stili di vita e la qualità del nostro ambiente. Le soluzioni messe in campo fino ad oggi, a volte indispensabili come la tangenziale, si sono rivelate spesso molto costose e non sempre efficaci, non avendo prodotto né una riduzione dei flussi di traffico, né un miglioramento della qualità dell'aria che respiriamo. Il nodo di Navicello, con le sue quotidiane code di macchine, sta lì a dimostrare che c'è molto da fare e da cambiare. La forte interdipendenza fra Nonantola i comuni limitrofi e il capoluogo per lavoro, studio, accesso ai servizi socio sanitari, ecc., è un fatto indiscutibile. LeU Nonantola ritiene che sia giunto il tempo di lavorare alla costruzione di un piano per una mobilità integrata dell'area metropolitana. Un progetto che miri ad incentivare nuovi stili di vita mettendo in campo un'idea di mobilità che integri gomma, ferrovia, piste ciclabili e trasporto pubblico efficace, modificando la visione attuale tutta incentrata sull'asfalto e sulla gomma. Proponiamo la costituzione di una commissione intercomunale sulla mobilità che veda la presenza dei comuni dell'Unione del Sorbara e del comune di Modena.

IL NODO NAVICELLO - DA NONANTOLA A CASTELFRANCO - UN BICIPLAN DI DISTRETTO
Il tempo necessario per predisporre un progetto generale non può essere vuoto di iniziative. È necessario inter-venire con urgenza sul nodo di Navicello e con il Comune di Modena il confronto è stato avviato. Oltre a Navicello si deve affrontare il tema del collegamento Nonantola-Castelfranco, sia per incentivare l'uso della stazione ferro-viaria (verso Bologna), sia per facilitare l'accesso alla casa della salute. I collegamenti previsti ad oggi sono assolu-tamente lontani dalle necessità. Va studiato un sistema di trasporto pubblico con navette leggere (sono inutili i mega-autobus) che colleghino i Comuni in modo costante e sistematico e garantiscano il servizio ogni 30/40 mi-nuti, rapportandosi agli orari dei servizi socio sanitari (CUP, visite specialistiche ecc.) e agli orari dei treni. Facendo tesoro dell'esperienza sperimentale avviata con la pedonalizzazione/ciclabilità nei fine settimana della zona rurale Nonantola - Villa Sorra - Castelfranco partendo da via Masetto, LeU Nonantola ritiene necessario stipulare una convenzione fra i Comuni del distretto per avviare un vero e proprio bici-plan che colleghi Comuni, emergenze culturali, ambientali ed enogastronomiche dei territori dell'Unione del Sorbara.
NUOVA STAZIONE AUTOCORRIERE - MESSA IN SICUREZZA DI VIA DI MEZZO
Realizzata la tangenziale è ora necessario ora dare seguito agli impegno presi per rendere la mobilità nel territorio di Nonantola più sicura, moderna, integrata. In questo senso va la costruzione di una nuova stazione delle corriere, spe-riamo presto ingrata con pensiline coperte e riparate per i passeggeri in attesa e di una biglietteria automatica. Solleci-tiamo la piantumazione di alberi nelle zone a verde e il posizionamento di cestini porta rifiuti predisposti per la rac-colta differenziata. Bene anche la scelta di mettere messa in sicurezza la via di Mezzo fino al sottopassaggio della tan-genziale all’ingresso di Casette (a proposito, a che punto siamo con i lavori?). Noi di LeU Nonantola insistiamo perché, come proponiamo da tempo, si progetti in modo partecipato il riordino complessivo dell’asse di via di Mezzo, da Nonantola fino alla "rotonda Borsari" a Casette, con la sua messa in sicurezza, arredo urbano, aiuole, ciclabilità, ecc.

UN PIANO PER LA MOBILITÀ SOSTENIBILE A NONANTOLA
LeU Nonantola ritiene infine indispensabile, senza attendere ulteriormente il nuovo piano urbanistico, costruire un piano comunale per la mobilità sostenibile che:

  1. predisponga zone a 30 km/h nelle aree del centro e nei punti più trafficati delle frazioni per ridurre la velocità e aumentare la sicurezza di ciclisti e pedoni;
  2. attivi una sinergia tra sensi unici (ove siano efficaci), arredo urbano, percorsi ciclo pedonali, attraversamenti pedonali e ciclabili in sicurezza;
  3. studi una rete di piste ciclabili che colleghino centro e frazioni anche utilizzando tratti esistenti o strade di campagna.

Piani troppo ambiziosi? Noi pensiamo di no. Senza un po’ di ambizione e di visione si rimane fermi e non si costruisce quel legame di empatia con il proprio territorio, ma soprattutto senza progetti anche solo parziali all'interno di un quadro di riferimento non si accede a nessun tipo di finanziamento e senza risorse tutto diventa più difficile. Le risorse necessarie vanno reperite in primo luogo riallocando quelle già stan-ziate per il potenziamento del vecchio sistema su gomma: basta sprecare soldi in quella direzione!

A otto mesi dall'aggiudicazione dei bandi per l’affidamento degli impianti sportivi di proprietà pubblica del Comune di Nonantola, vediamo confermate le incongruenze e le criticità dell'imposizione di criteri di legge – di origine sia statale che regionale – che, specialmente in questi settori, sta rivelandosi non corrispondente alle funzioni e alla gestione sociale degli stessi.

Il risultato dell'applicazione di una procedura puramente burocratica e amministrativa, che affida il compito di regolare i rapporti fra la proprietà pubblica degli impianti sportivi e la loro gestione, invece che al buon senso, alle regole del mercato e della concorrenza, ha comportato un’omogeneizzazione di servizi diversi per storia, ruolo e funzionamento, raggiungendo il paradosso di assimilare la gestione sociale alla gestione privatistica.

Il Circolo di Nonantola di Liberi e Uguali aveva chiesto, già lo scorso dicembre, che l’Amministrazione comunale si attivasse per costruire, insieme alle società sportive attive sul territorio, una Consulta dello Sport, uno strumento che ritenevamo necessario per superare le criticità che si stavano evidenziando, tuttora irrisolte. Mentre riproponiamo con forza la costituzione di tale soggetto, nell’immediato riteniamo che l’Amministrazione comunale debba intervenire urgentemente su alcuni aspetti specifici, al fine di evitare l’acuirsi dei problemi.

In particolare:

  • vanno superati gli ostacoli di ogni tipo che impediscono la ripresa del dialogo fra i soggetti interessati;
    va garantita ovunque la gestione sociale attraverso le assemblee dei soci;
  • vanno riaffermate la tutela e la salvaguardia delle funzioni sociali di tutte le strutture nate e cresciute grazie all’impegno del Pubblico (Comune) e dei volontari (Associazionismo);
  • vanno risolti alcuni problemi urgenti emersi subito dopo l’aggiudicazione dei bandi in materia di arredi, di gestione della cucina e di impegni economici precedentemente assunti.

Una volta costituita, la Consulta dello Sport, in accordo con l’Amministrazione Comunale, dovrebbe, a nostro giudizio, farsi garante del mantenimento delle funzioni sociali e della gestione sociale delle strutture sportive, per il presente e per il futuro. Inoltre, dovrebbe promuovere un Piano integrato dello sviluppo e della gestione del patrimonio impiantistico, che ne aumenti l’offerta (ad esempio, costruendo un centro per l’atletica) e riaffermi il valore dello sport come strumento educativo e di aggregazione sociale.

In merito alla ricollocazione delle Fonderie di via Zarlati presso Navicello, prendiamo atto con rammarico che il Comune di Modena ha deciso in autonomia senza coinvolgere le popolazioni su cui impatterà questa scelta.
La soluzione identificata, non avendo ancora un progetto sul quale compiere studi approfonditi rispetto l’impatto paesaggistico e ambientale, è quantomeno sbrigativa.

L’assenza di un soggetto ordinatore di area vasta non solo non permette una progettualità industriale ambientalmente sostenibile condivisa fra Comuni e cittadini, ma produce fra questi ultimi forti contrasti, scaricando sulle zone di confine problematiche complesse. Era proprio il caso di eliminare le Province per puro calcolo elettorale?

Noi crediamo che si debbano trovare proposte che garantiscano sviluppo sostenibile, ambiente, salute e lavoro di qualità, sia rispetto all’impatto sui territori, sia dentro le aziende stesse.

Per questo il “nodo Navicello”, che già ora presenta problematiche serie ancora irrisolte, non può essere considerato come zona di espansione industriale. È necessario costruire, insieme alle istituzioni e alle associazioni dei cittadini, un piano integrato e strategico di tutta l’area a ridosso del Panaro sia a est (Nonantola) sia a nord/ovest (Modena) di Navicello. Un piano che stabilisca definitivamente che nei pressi dei fiumi devono nascere aree di tutela ambientale e zone agricole protette che prevengano il rischio idrogeologico: noi immaginiamo un “corridoio ambientale” che va dalla ex discarica di Via Caruso all’oasi del Torrazzuolo della Partecipanza Agraria.

Sempre a Navicello esiste un forte problema di traffico, quindi occorre evitare ulteriori sovraccarichi alla rete viaria. Per noi parlare di "area vasta" e di "città metropolitana" significa anche ragionare su un sistema dei trasporti e della mobilità che integri trasporto pubblico e privato, mobilità dolce, ferrovia e gomma.

L'ipotesi in campo, che ragiona esclusivamente di ulteriore asfalto, non ci soddisfa e appare più un palliativo emotivo che una risposta vera al problema. La ripetizione per pezzi-tampone del vecchio modello di trasporto su gomma, che deve ormai essere superato, costa molto e non funziona più. Per questo non è sufficiente allargare la strada, ma è necessario diminuire le autovetture che vi transitano, allocando risorse per potenziare il trasporto pubblico locale e verificare, ad esempio, la progettazione di una rete ferroviaria e ciclabile che colleghi la città ai comuni limitrofi.

La sera del 4 marzo uno tsunami elettorale ha ridisegnato la situazione politica italiana, cambiando profondamente i pesi politici e la distribuzione del voto, sia dal punto di vista sociale che territoriale. Prima coalizione è risultata il centrodestra a trazione leghista; primo partito il Movimento 5 Stelle. Nessuno dei due con la maggioranza necessaria per governare.

È stato un collasso del centrosinistra nelle sue differenti espressioni e, con il crollo del PD, crollano anche i governi nelle diverse forme assunte in questi ultimi anni, da Monti a Gentiloni. Il voto ha punito l'ottimismo di maniera sfoggiato dal PD in campagna elettorale, rivelatosi lontano dai problemi veri dei cittadini, ma non ha nemmeno premiato la proposta di Liberi e Uguali, letta probabilmente come una variante di quella del PD, priva di una progettualità autonoma alternativa all'esistente. A ciò si aggiunge una campagna elettorale fatta a mani nude e senza risorse, condotta sotto il falso ricatto del voto utile, con una nuova formazione politica che ha avuto uno scarso mese di tempo per farsi conoscere.

Anche Nonantola ha seguito l'onda che ha attraversato il Paese: Lega e M5S crescono molto, il PD passa dai 4.400 voti del 2013 a 2.900 del 2018, Liberi e Uguali ottiene 500 consensi a fronte dei 300 di Sinistra Ecologia e Libertà nel 2013. La lettura di questi dati ci fa dire che anche dalle nostre parti, le cosiddette "zone rosse", nulla è più scontato.

La contendibilità dei governi dei nostri territori non è più solo un rischio, ma una concreta possibilità. Questa circostanza, se sottovalutata, potrebbe riservare "sorprese" alle prossime elezioni amministrative del 2019.
Il messaggio chiaro che gli elettori ci hanno consegnato è che il centrosinistra, come lo abbiamo conosciuto finora, è finito.

Che fare adesso?
Noi di Liberi e Uguali pensiamo di dover ripartire proprio da chi si è espresso per una sinistra rinnovata. Non ci chiuderemo in un recinto, né ci rifugeremo nella nostalgia del passato. Siamo convinti di poter costruire il futuro combattendo per superare le disuguaglianze, operando una radicale discontinuità delle politiche sul lavoro, sulla scuola, sulla sanità, sulla sostenibilità ambientale.

Per questo crediamo sia necessario, anche a livello locale, costruire insieme ai cittadini un’idea di Nonantola vivibile, bella, sicura, solidale. Crediamo sia fondamentale riaffermare che i servizi pubblici sui nostri territori non siano sostituibili con forme di sussidiarietà verso il privato o con deleghe al pur importante mondo del volontariato. All’indebolimento dei servizi pubblici fondamentali che, lasciati con poche risorse dallo Stato, non sono più in grado di dare risposte efficaci alla povertà in aumento (a sua volta generatrice di insicurezza), occorre rispondere con una chiara reazione da parte dei nostri Comuni. Non bastano più né le vecchie formule politiche, né i bilanci in ordine. Servono invece progetti ambiziosi che trasmettano empatia, sicurezza, che accendano condivisione e passione. Il voto consegna anche ai nostri territori l'esigenza di aprire un confronto aperto per ridisegnare, con cittadini, associazioni e istituzioni una nuova idea di comunità che dia senso al vivere qui e ora. In un mondo che pare essere al collasso non basta più l'agenda del buon governo. Entrare nel XXI secolo significa farsi portatori di un'idea di mondo, di un progetto nuovo e aperto dove trovino spazio i sogni e la costruzione di futuro.

Mentre il Senato affossava vergognosamente la proposta di legge sullo ius soli temperato, il Consiglio Comunale di Nonantola, nella seduta del 28 dicembre scorso, con voto unanime di tutti i presenti (Articolo1 – MDP e Sinistra Italiana, Partito Democratico e lista civica Amo Nonantola, assenti Rifondazione Comunista e la lista di centrodestra Nonantola nel cuore), ha rilanciato l’impegno, già assunto dalla precedente Amministrazione, a riconoscere la cittadinanza italiana onoraria ai bambini, figli di genitori stranieri, nati e residenti nel nostro Comune, ribadendo la forte convinzione che il diritto di cittadinanza sia un atto dovuto di civiltà e di equità sociale per chi nasca, studi o lavori nel nostro Paese.

Come gruppo consiliare Articolo 1 – MDP e Sinistra Italiana, promotori della mozione, esprimiamo grande soddisfazione per il risultato ottenuto, pur consapevoli che abbia solo un alto valore simbolico e culturale. Avremmo preferito che il Senato avesse approvato la legge sullo ius soli temperato, perché ciò avrebbe comportato un avanzamento concreto sul piano dei diritti di questi ragazzini, già completamente integrati nelle nostre comunità. Affossata purtroppo la legge e sciolto il Parlamento in vista delle prossime elezioni, riteniamo doveroso che sia il Comune, come Ente Locale più a contatto con il cittadino, a dare la sveglia alla politica, oggi in forte difficoltà ad affrontare temi civili e culturali quali sono i fenomeni migratori, che in un contesto di crisi economica e sociale possono sollevare atteggiamenti di paura e respingimento dello straniero.

Una paura che, cavalcata e alimentata da spregiudicati personaggi politici per conquistare o non perdere voti, viene moltiplicata dalla precarietà del lavoro, dall’incertezza del futuro, dall'insicurezza economica e anche da un'informazione "deformata", che ci contagia tutti facendoci diventare sempre meno “umani”, fino al punto di negare la cittadinanza italiana ai compagni di scuola dei nostri figli. È per reagire e superare questa paura che abbiamo voluto dare un messaggio di civiltà ai figli di genitori stranieri nati in Italia: a scuola nessuno è straniero e il Comune di Nonantola vuole riconoscere, simbolicamente e in attesa di una legge nazionale che lo sancisca giuridicamente, il loro diritto di cittadinanza.